![]() |
![]() |
![]() |
Un blog di nicchia. |
di Philippe Garrel
con Louis Garrel, Clotilde Hesme, Julien Lucas, François Toumarkine
Francia 2005
I
l Leone d’Argento per la miglior regia allo scorso Festival di Vebnezia è andato a un film programmaticamente vecchio. Il '68, sembra volerci dire “Les amants réguliers”, è roba da archeologia. Per questo Philippe Garrell sceglie deliberatamente di raccontare quegli anni come se stesse girando un film dell’epoca muta: lunghe sequenze prive di montaggio, tendine, iris, colonna sonora al pianoforte, il magnifico bianco e nero di William Lubtchanski.
Uno stile che al tempo stesso è anche, paradossalmente, vicinissimo alle sperimentazioni della “Nouvelle Vague”. A questa corrente (in primo luogo a “Prima della Rivoluzione” di Bertolucci), si riallaccia istintivamente Garrell, ma con lo sguardo retrospettivo di chi ormai quegli anni li ha visti passare senza che cambiasse nulla e con la consapevolezza di essere una specie e in estinzione.
Un'analisi critica che manca del tutto proprio all'ultimo lavoro di Bertolucci, “The Dreamers”, pasticcio patinato e retorico da esportazione, confezionamento precotto del mito '68, buono giusto per il palato di qualche intellettual chic di ultima generazione. In “Les amants réguliers” c'è invece la rielaborazione della storia (il rimando è addirittura al 1789) e non del mito, anche se la rievocazione di Garrell non riesce a volte a sfuggire a stereotipi e banalizzazioni (l'amico checca, la solita illustrazione da cartolina fatto di arte, narghilé e rock'n'roll).
Insomma, un film crepuscolare, in cui (spoiler ->) il protagonista muore all’improvviso e senza un vero motivo, proprio come un’idea.
Bellissime le composizioni visive di alcune scene (la lunghissima guerriglia urbana, realizzata tutta in pianosequenza alle spalle di due poliziotti), ma un film di 178 minuti fatto quasi sempre di inquadrature statiche è difficile da sostenere se non si è più che ben disposti.
